Drive (2011)

Guidare, come se fosse la cosa più naturale al mondo.

Drive è la storia di un giovane autista, uno stuntman, perennemente in fuga da qualcosa. Fuggire è un malessere reale che può diventare una tossica abitudine, non un semplice atto di codardia ma un demone interiore che rende la tanta agognata stabilità nella nostra vita una chimera impossibile da raggiungere. Finendo così schiacciati dagli eventi del mondo che mandano all’aria tutti i nostri piani.
Questo è ciò che capita al protagonista del film: Driver, quello che viene definito un “Nomen omen”.

Il regista Nicolas Winding Refn trasporta l’omonimo romanzo di James Sallis sul grande schermo, scostandosi in diversi punti dall’opera originale ma mantenendo quelle che sono le atmosfere tipiche del Noir.

La vita di Driver si mescola insieme a quelle di altri personaggi dannati, fino a diventare un cocktail da cui è difficile riprendersi. Shannon è lo sfortunato capo officina per il quale lavora, Irene la giovane ragazza madre di cui si innamora, Standard il compagno di Irene e il cui passato da criminale non vuole lasciargli cambiar vita.

La storia ci viene raccontata con una trama incalzante che scorre lungo le strade di una Los Angeles dalle false promesse. Le scene avvengono in luoghi tristemente belli come spogli appartamenti, corridoi mochettati e sporche camere di un motel, incastrandosi alla perfezione nel disegno generale con una semplicità disarmante.

Ryan Gosling, in quello che diventerà il suo “trampolino di lancio” nella carriera cinematografica, interpreta il ruolo di un personaggio dalle poche sfumature ma che comunque vuole nascondere dietro a quella che possiamo definire una maschera da eroe. Uno di quegli eroi fumettistici usciti dalle matite di Frank Miller.

Un giovane, apparso dal nulla, che chiede di poter lavorare in una piccola officina, anche con un salario minimo, e di tirare su qualche altro soldo con le sue performance da stuntman. Così ci viene descritto da Shannon, nascondendo quello che è effettivamente l’altro lavoro di Driver: autista per rapinatori.

Giovane, viso pulito e di bell’aspetto, stuzzicadenti in bocca e una bianca giacca con uno scorpione dorato ricamato sulla schiena. Caratteristiche che lo incarnano nella figura del sex symbol.
Ma il suo vero io muta, cambia come il giorno e la notte della città di Los Angeles. Quando il sogno di trovare quella stabilità nella vita viene intaccata, quando iniziano a vedersi le prime crepe nei suoi piani, si trasforma, apparendo come un uomo freddo, violento e sadico.

Drive deve fare i conti con la difficoltà di essere se stesso e non piacere al grande pubblico che magari si aspetta di vedere un semplice crime (sbagliando) che racconta di una storia di vendetta (sbagliando ancora) con qualche intermezzo alla Fast & Furious (iddio no!).

Alla fine Drive riesce nel suo intento e porta il Noir al cinema ricamandolo con una colonna sonora dalle vibrazioni elettroniche e retro che cullano lo spettatore come il passeggero di un auto i cui occhi sognanti sono rivolti fuori del finestrino ad ammirare lo scorrere della città, viva e maledetta.

Collega-Menti:

GTA: Vice City

La scena iniziale del film, con i successivi titoli di testa, mi ha riportato alla mente un capitolo di una delle saghe videoludiche più famose che ha definito il genere “open world”: Grant Theft Auto (GTA) Vice City. Il film inizia con una fuga di Driver dopo una rapina. L’atmosfera notturna, le luci della città, volanti con sirene spiegate e elicotteri trasmettono le stesse emozioni di quelle sessioni di gioco in cui attendevi che le stelline, in alto a sinistra dello schermo, cessasero di lampeggiare, il segnale che avevi fatto perdere le tue tracce.
Stesso effetto nostalgico è rappresentato dal font dei titoli di testa che riprendono quelli sulla locandina. Scrittura in corsivo e quel vivido colore rosa.

Driver

Come per Drive, far ruotare la storia sul guidatore (il driver per l’appunto) e non più sulle auto da corsa, fu la formula vincente di Driver (PS1, 1999). Si può considerare il capostipite di un genere se non il primo videogioco a dare la possibilità al giocatore di esplorare le strade di una grande città a bordo di un’auto. Sfide, inseguimenti e depistaggi sostituiscono le classiche gare con podio mentre la storia poliziesca è raccontata attraverso cutscene dal taglio cinematografico.
Nel sequel del 2000, fu introdotta la possibiltà di far uscire il personaggio dell’auto per poter interagire anche con altri veicoli.